Google Chrome, primo post
Primo post da Google Chrome, appena scaricato.
Mi piacciono:
- Velocità di navigazione (nonostante sia su Parallels Desktop, in attesa della versione per Mac)
- Pulizia dell’interfaccia utente, con le tab in alto, sopra la barra degli indirizzi
- Idea della start page, che riporta tutti i siti visitati più di recente
Non mi convincono:
- La cosiddetta Omnibox, la barra degli indirizzi che funge anche da barra di ricerca: in particolare il fastidioso grigetto che assumono tutti gli elementi dell’url che non siano dominio, sottodomini e tld (una feature che avevo visto -e odiato- anche nella beta di IE8…un concorrente da cui non vale la pena prendere spunti!)
- Il non-metodo di organizzazione dei preferiti
Ma del resto si tratta pur sempre di una beta…
Che fetta di mercato riuscirà a raggiungere? Ma soprattutto quali implicazioni porterà un prevedibile boom di utilizzatori di Chrome? Potrà averne in ambito SEO/SEM, dato che ormai la penetrazione di Google e dei suoi database è quasi a 360 gradi?
Adobe Flash & Search Engine Optimization
Questa mattina online-marketing.it ha pubblicato un articolo molto completo su un tema che potremmo definire annoso e al tempo stesso mai completamente risolto: fino a che punto Flash e SEO sono compatibili?
Una serie di FAQ prova a dare tutte le risposte necessarie.
Inoltre il post punta l’attenzione sul fatto che proprio nel momento in cui i SEO sembravano riusciti a sensibilizzare clienti, grafici e sviluppatori sull’utilizzo attento di Adobe Flash (un tempo Macromedia), la notizia del tavolo di lavoro tra Adobe, Google e Yahoo per migliorare l’indicizzazione dei file SWF rischia di generare soprattutto confusione e false speranze: indicizzato non significa posizionato!
La notizia ha avuto troppo ottimistico risalto, come se si trattasse della novità dell’anno, ma chi lavora sul campo sa bene che i problemi sono tutt’altro che risolti…
Conosci i tuoi link?
SEOmoz se n’è uscito qualche tempo fa con un articolo riguardante i servizi online che ci permettono di ottenere dei dati sui link in entrata verso un determinato sito. Dato che l’articolo mi è parso interessante, ne riprendo qui i punti salienti.
Dunque, è risaputo che, tra i tre maggiori motori di ricerca, paradossalmente quello che se la cava peggio in quest’ambito è proprio Google: i suoi dati sono (volutamente?) approssimativi e inutilizzabili. MSN propone qualche funzionalità in più (come l’operatore linkdomain:dominio.com) ma sono gli stessi ingegneri che lavorano al progetto ad ammetterne i difetti. Uno dei vantaggi di MSN è però dato dal fatto che il suo algoritmo è in grado di riportare i risultati in ordine decrescente di importanza (siti più importanti all’inizio – potenzialmente utile dal lato SEO).
Chi vince in questa competizione è però Yahoo!, che permette di identificare i backlink con una certa precisione, offrendo dati abbastanza accurati (almento per una stima di massima) e dando la possibilità di utilizzare una serie di operatori con cui affinare le ricerche.
Si possono ottenere dati sui link sia attraverso Site Explorer, sia la normale interfaccia di ricerca web. Il primo mette a disposizione una serie di funzionalità standard, utili nelle attività di ricerca più comuni: in particolare, la lista di link che puntano a un determinato url, dominio, dominio+sottodomini con la possibilità di escludere i link interni al sito; con il secondo, cioè l’interfaccia principale di ricerca del motore di Sunnyvale, si possono invece utilizzare una serie di operatori utili a definire insiemi di risultati più precisi. Ad esempio ho scoperto esserci un operatore region: con cui richiedere al motore solo i link provenienti da una certa zona geografica (le opzioni sono: europe, africa, asia, centralamerica, downunder, mediterranean, mideast, northamerica, southamerica, southeastasia).
Ahimè entrambi questi strumenti non sono esenti da lacune: da una prospettiva SEO, quello che balza agli occhi è prima di tutto l’inclusione di risultati fuorvianti come i link con attributo nofollow (qualcuno dice di aver notato anche qualche redirect); in secondo luogo, nessuna indicazione è data rispetto all’anchor text; infine, l’ordinamento semicasuale dei risultati non è particolarmente utile per capire quali siano le fonti più importanti.
Insomma non esiste ancora lo strumento perfetto, e forse gli stessi motori (Google in primis) non hanno un grande interesse a metterne a disposizione uno che possa dare qualche altro indizio sul funzionamento dei propri algoritmi di posizionamento.
Voi cosa usate?
La Home non si posiziona…ma la pagina interna sì!
In un pigro pomeriggio d’agosto, solleticato da un post su SE RoundTable e non avendo nulla di meglio da fare penso che affronterò questo tema di importanza “capitale”
A parte gli scherzi l’ipotesi ventilata da SE roundtable secondo me rischia di essere fuorviante: cosa si nasconde dietro il fatto che la home page non si posiziona per la keyword che tanto ci interessa, e al suo posto una pagina interna riesce a raggiungere l’obiettivo?
Dipende! Non ci sono risposte univoche:
- Se abbiamo fatto di tutto per raggiungere il posizionamento con la homepage e questa compare nella quinta pagina di risultati di Google, senza che vi siano altre pagine dello stesso sito, allora molto probabilmente abbiamo a che fare con una penalizzazione della Home (eccesso di link sulla keyword)?
- Ma se in prima pagina di Google ci ritroviamo posizionata una pagina interna…allora molto più probabilmente quella è la pagina del nostro sito che Google ha individuato come la più attinente al tema definito dalla keyword in questione. E magari questa indicazione a Google la stiamo dando noi attraverso un link interno che presenta come anchor text proprio la parola chiave in questione.
Non vedo grossi misteri nella questione sollevata da SE RoundTable, che dite?
Google rilancia il Content Network
Il network di contenuto di Google è sempre stato, fino ad oggi, poco sfruttabile dagli inserzionisti AdWords che avevano un ROI target da rispettare: i tassi di conversione del traffico di contenuto sono per loro natura inferiori a quelli del traffico di ricerca, è risaputo. Inoltre, non si può dire che i sistemi di reporting fossero molto utili.
Per questo molti inserzionisti limitavano la distribuzione dei propri annunci solo sul network di ricerca, o in alternativa separavano campagne distribuite esclusivamente sul network di ricerca da campagne dedicate al network di contenuto, spesso per spegnere le seconde quando il CTR si dimostrava scadente.
Per contrastare questo comportamento che lo danneggia, Google ha recentemente promosso un rilancio del proprio content network e ha informato gli inserzionisti con una mail, in cui con una breve lista di FAQ risponde ai dubbi più comuni sul sistema. Ecco un passaggio:
“Vorrei sapere in quali posizionamenti della rete di contenuti vengono visualizzati i miei annunci e conoscere il rendimento degli annunci nei vari siti”
Presto fatto. Abbiamo appena reso disponibili i rapporti sul posizionamento della pubblicazione che forniscono dati relativi al rendimento delle campagne con targeting contestuale nei singoli siti: monitoraggio di clic, impressioni, costi e dati di conversione a livello di URL. I rapporti sul rendimento della pubblicazione indicano i posizionamenti in cui gli obiettivi pubblicitari sono stati centrati e quelli in cui non lo sono. Per ulteriori informazioni su come utilizzare i rapporti in modo efficace per ottimizzare il rendimento delle campagne, consulti i nostri suggerimenti.
Che dire? Staremo a vedere (e a provare) se gli upgrade di Google ai propri strumenti si riveleranno utili.
Chi si rivede: Microsoft vs Yahoo!
Ultimo capitolo (in ordine di tempo) nell’ormai grottesca saga che vede coinvolti Microsoft e Yahoo! per la definizione di un accordo che veda confluire l’azienda di Sunnyvale nel colosso di Redmond: pare che Ballmer e soci non abbiano ancora cambiato idea sull’acquisizione, ma dopo i contatti con il miliardario americano Carl Icahn, azionista di maggioranza di Yahoo!, potrebbe aprirsi un nuovo scenario.
I media statunitensi riportano infatti che Microsoft, con la complicità di Icahn, avrebbe intenzione di riproporre l’offerta sul pacchetto azionario, ma solo dopo un’azzeramento del board di Yahoo!, e in particolare del suo numero uno, Jerry Yang.
Yang infatti si era dimostrato il più ostile nei confronti delle proposte di Microsoft, probabilmente proprio perché fiutava una possibile destituzione o limitazione della propria autorità.
Con l’aiuto di un partner forte come Icahn, Microsoft potrebbe quindi sferrare un attacco decisivo all’azionariato di Yahoo!, anche in vista del prossimo meeting per il rinnovo del cda, che si terrà in agosto. Lo stesso Icahn aveva proposto già a giugno una propria soluzione per il rimpiazzo del board. A suo dire, l’esperienza del trentanovenne Yang non sarebbe sufficiente a gestire una situazione delicata ma vantaggiosa come il passaggio a Microsoft.
A questo punto non ci resta che attendere ancora qualche giorno per sapere se avremo mai un concorrente vero per Google…La telenovela continua.
Google AdManager: prime impressioni
Due o tre mesi fa mi sono trovato nella necessità di scegliere un adserver per un sito: seguendo i consigli di un collega ho scaricato e installato OpenX che allora pareva il non plus ultra delle soluzioni free.
Dopo averlo installato sul mio server e configurato, ho avviato la distribuzione degli annunci (testuali e banner) ma mi sono accorto che, a causa di limitazioni sulla memoria utilizzabile dagli script, il più delle volte le pagine non venivano caricate. OpenX, in sostanza, appare parecchio esigente in fatto di memoria, e questo può essere un problema per chi ha un sito su server condiviso.
Ho pensato quindi di affidarmi a una soluzione hosted, cioé ospitata su server di terze parti. La versione hosted di OpenX era (ignoro se lo sia ancora) in via di sviluppo, ma mi era giunta notizia che anche il buon vecchio Google si stava muovendo nel settore con una piattaforma, Google AdManager, che prometteva grandi performance.
Dato che AdManager era solo una beta su invito, ho inserito il mio indirizzo mail e atteso pazientemente. Ieri Google mi ha comunicato che potevo entrare nel mio pannello AdManager perchè mi era stato creato un account.
Dopo aver seguito un video tutorial introduttivo, ho cominciato a mettere le mani su questa applicazione in chiaro stile Google: design pulito, divisione tra le sezioni ben fatta, insomma un punto all’usabilità e alla chiarezza. Per quanto riguarda le possibilità offerte da AdManager, visti i costi delle proposte commerciali concorrenti, c’è da essere più che soddisfatti.
Google Ad Manager permette infatti di operare una divisione per ruoli dell’utenza, di modo da essere fruibile a vari livelli dai vari componenti di un team: commerciali, executive, amministratori e via dicendo. Ampio spazio alla reportistica, con la possibilità di estrarre dati sui risultati delle varie zone di esposizione degli annunci (qui detti placements), ma anche dei venditori, delle varie creatività, ecc.
Inoltre è nativamente interfacciato con AdSense per facilitare ad esempio l’occupazione degli spazi invenduti.
Come monetizziamo? CPM, CPC e anche CPD: AdManager gestisce anche questa inusuale tipologia di vendita degli spazi. Il Cost Per Day in pratica permette di fissare un prezzo per uno spazio in un giorno particolare. Pensiamo a un sito di risultati sportivi nei giorni delle Olimpiadi!
In sostanza in Google non si sono limitati a seguire i competitor, ma si sono spinti nell’offrire una soluzione completa, solida e scalabile.
Avete paura che in questo modo Google arrivi a sapere, oltre a quanti visitatori ricevete, anche quanto vi rendono? Perché, non lo sa già?
Google lancia AdPlanner
Leggo oggi sul già citato blog di web marketing online-marketing.it e poi sul blog ufficiale di Google Adwords che il team di Mountain View ha preannunciato il rilascio di un nuovo servizio, chiamato Google AdPlanner.
Come suggerisce il nome, lo strumento permetterà, sfruttando l’enorme database di dati sugli utenti in possesso di Google, di prevedere in anticipo su quali circuiti sarà più conveniente e remunerativo distribuire campagne di web advertising.
Attraverso applicazioni come la Google toolbar o funzionalità come la web history, resa possibile dall’istituzione di quella scheda personale occulta mascherata da sistema di single sign on che è il Google Account, i server di casa Google straripano di dati sugli utenti, che vanno dal demografico, al comportamentale, a quello sulle abitudini: non stupisce quindi che dopo il lancio del Demographic bidding di AdWords il colosso californiano sia in grado di rendere disponibili ai media planner dati che serviranno a incrementare e perfezionare il business che ruota attorno al pay per click, àmbito in cui lo stesso Google la fa da padrone.
A presto per ulteriori approfondimenti…
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